Per far fronte alla crescente domanda elettrica e ridurre la dipendenza dalle costose importazioni di combustibili fossili, il Ministero dell’Economia, Commercio e Industria giapponese (METI) propone la sostituzione di 2–5 reattori nucleari entro il 2040 e di 11–14 entro il 2050. Le nuove installazioni dovrebbero garantire al paese una capacità complessiva di circa 16 GW.
La proposta riflette un cambio di strategia radicale del Giappone sull’energia nucleare. Dopo Fukushima, nel 2011, il paese ha chiuso tutti i suoi 54 reattori: oggi 33 risultano tecnicamente operativi, ma solo 15 sono stati riavviati. La premier Sanae Takaichi sostiene con forza il rilancio del nucleare per ridurre il peso di carbone, gas e petrolio importati, che ancora coprono tra il 60% e il 70% della produzione elettrica nazionale. Resta però un nodo critico. Molti impianti, infatti, stanno raggiungendo o superando i 60 anni di vita operativa, con il rischio di un calo della capacità nucleare complessiva anche in caso di ulteriori riavvii.
Il METI ha sottolineato che “è necessario delineare previsioni e una visione di lungo periodo per gli investimenti nel nucleare, per preservare la base industriale del settore e per garantire lo sviluppo e la sicurezza delle competenze tecniche“. La proposta sarà ora esaminata dal governo e dovrebbe ottenere l’approvazione formale in una prossima riunione dei ministri.







